L’avventura da stagista di Andrea

Io pensavo fosse normale iniziare con uno stage perché ho conosciuto così tante persone che hanno cominciato a lavorare in questo modo, si sono inserite nel mondo del lavoro in questo modo. Non ti danno altre opportunità se non hai esperienza. Questa è una delle ragioni per cui ho iniziato a fare uno stage, ero appena laureato. Poi io avevo bisogno di lavoro subito e ho contattato una persona molto importante nell’istituto dove ho studiato e le ho chiesto se conosceva delle aziende che stavano cercando un neolaureato per iniziare a lavorare. Lei mi ha detto di sì che c’era un posto di lavoro a corto termine ma che non era retribuito o poco.

Io ho detto che mi andava bene anche così perché pensavo che fare esperienza era la cosa più importante. Anche solo 500 CHF al mese, per me in quel momento andava bene.

Ho lavorato per 6 mesi per 500 franchi al mese lordi, da cui toglievano 40 CHF di AVS e mi arrivavano sul conto solo 460 CHF. Lavoravo al 100%, non sono stato seguito da nessuno per l’attività che dovevo fare da solo. C’ero io e un altro ragazzo che lavoravamo nella stessa situazione, io e lui siamo stati lasciati soli in quell’ufficio mentre i titolari andavano in giro a cercare lavori. Era una ditta piccola, una start up, appunto che stava partendo e non potevano permettersi di pagare dei collaboratori e allora hanno optato per questa forma di impiego ossia assumere delle persone neolaureate come stagiste.

Ci avevano promesso che dopo ci avrebbero assunto stabilmente. Ovviamente questa era la promessa ma poi più il tempo passava più questa prospettiva andava offuscandosi perché non si sapeva se ci sarebbero stati abbastanza fondi per continuare nell’attività. Io e un altro ragazzo eravamo gli unici impiegati qui in Ticino, in seguito i titolari della start up hanno fatto una collaborazione con un’università all’estero affinché i loro studenti potessero lavorare per questa ditta rimanendo all’estero ben inteso. La ditta contava  due titolari ma non c’erano mai, erano sempre in giro. Eravamo da soli come in un lavoro normale mentre si sarebbe giustificato uno stage se qualcuno ci avesse seguito, per guidarci. Ce ne siamo accorti abbastanza in fretta che non c’era nessuno che ci avrebbe seguiti ma io ho continuato a farlo perché per me era importante fare esperienza e sapevo che dopo 6 mesi non ci sarebbe stato nulla. Continuavano però a raccontarci delle cose che non avevano senso, che capivo che erano bugie. Io non dicevo nulla, stavo zitto perché qual era l’alternativa? Andarmene via? Non prendere quei pochi soldi? In quel momento non avevo altre opzioni, avevo proprio necessità di quel guadagno anche se minimo.

Il mio collega, ossia l’altro stagista invece -laureato in economia- aveva il compito di fare delle ricerche in quel settore in cui la ditta operava. Spesso si ritrovava da solo in ufficio senza fare nulla perché non aveva più indicazioni sulla direzione da prendere, si annoiava, stava malissimo.

Questo stage si è concluso anche in malo modo. Se ben ricordo due settimane prima del termine dei 6 mesi, così casualmente, uno dei titolari mi ha detto: “Non sai che sono le tue due ultime settimane?”. Stavo lavorando e uno dei titolari è arrivato e è uscito questo discorso. Io ero stupito e ho chiesto come mai non ci avessero avvertito almeno con un mese di anticipo che non ci sarebbe più stata la possibilità di continuare a lavorare. E allora mi ha detto che il massimo consentito per uno stage erano 6 mesi e non si poteva fare un altro contratto e loro non avevano ancora i fondi per pagarci uno stipendio.